Chiesa, Educazione Sessuale e Colonizzazione Ideologica – Giuseppe Verdi


Giuseppe Verdi, La Pagliuzza e la Trave, Uncategorized / domenica, Febbraio 3rd, 2019
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Chiesa, Educazione Sessuale e Colonizzazione Ideologica – Giuseppe Verdi

Il viaggio del papa a Panama non sarà ricordato soltanto per il discutibile accostamento tra Gesù e i migranti, definiti da Bergoglio “i cristi di oggi”. Durante la conferenza stampa che tiene ormai abitualmente sull’aereo nel corso dei viaggi di ritorno in Vaticano, infatti, Francesco ha affrontato il tema dell’educazione sessuale, prendendo spunto dalla domanda di una giornalista circa le gravidanze precoci nel Centroamerica e in America Latina: “Serve un’educazione sessuale nelle scuole”, ha affermato il papa con slancio quasi entusiastico e, soprattutto, senza remore né pregiudizi di sorta.
Non sappiamo se Bergoglio si riferisse alle scuole di tutto il mondo oppure alle sole scuole italiane; il che sarebbe comprensibile, vista l’ormai radicata e ineludibile propensione del clero cattolico a sostituirsi de facto alla classe politica italiana (fermo restando che tale atteggiamento è senza dubbio dettato da un sincero amore per l’italico popolo, che, in fondo, rappresenta la principale fonte di sostentamento della chiesa cattolica).
Di certo, un’esternazione tanto netta, chiara e oserei dire – epocale sarebbe stata assai più acconcia sulla bocca di un ministro, magari quello dell’Istruzione, visto che si parla di introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole. Peccato, però, che di recente Bussetti sia stato assillato da altri pensieri, intento com’era a promuovere nelle aule italiane il kit presepe & crocifisso, articoli da lui recentemente definiti “parte della nostra identità”, con buona pace di quella cospicua porzione di identità italiana ed europea calpestata dal cristianesimo.
Sia come sia, nei fatti è come se il papa e il ministro si fossero temporaneamente scambiati il posto, con Bergoglio a occuparsi di educazione e didattica e Bussetti a fare catechismo.
Tornando all’imprevedibile quanto drastica presa di posizione del papa, rileggiamo le esatte parole con le quali si è pronunciato sulla spinosa questione, molto probabilmente facendo sobbalzare le frange cattoliche più conservatrici e qualche prelato birichino:
Nelle scuole bisogna fare educazione sessuale. Il sesso è un dono di Dio. Non è un mostro”.
E poi: “L’educazione sessuale dev’essere oggettiva, senza colonizzazioni ideologiche. Il sesso come dono di Dio ha bisogno di essere educato, non con rigidità ma tirando fuori il meglio delle persone, accompagnandole nel cammino”.

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Ecco. Lo dicevo, io, che da qualche parte doveva esserci la fregatura!
Non sembra anche a voi che sia un tantino incoerente parlare di “educazione sessuale senza colonizzazioni ideologiche” dopo avere definito il sesso “un dono di Dio”? A me sì. Non si può definire l’educazione sessuale “oggettiva” e, al tempo stesso, categorizzare il sesso come dono divino, così introducendo l’elemento irrazionale e quella stessa “colonizzazione ideologica” che il papa apparentemente condanna.
Certo, per lui – come per tutti i cristiani è un dato di fatto che tutto sia dono di Dio: un assunto di base talmente scontato e “dogmatico” che non può essere oggetto di confronto e di dibattito. Purtroppo per chi crede, tuttavia, l’esistenza di un dio creatore è mero articolo di fede e dovrebbe rimanere estraneo a qualsiasi discussione, soprattutto se di natura scientifica. Il papa, quindi, dovrebbe evitare di esprimere concetti apparentemente “laici” e obiettivi, che, a un più attento esame, si rivelano giudizi di parte, caratterizzati da una scaltrezza di cui oltretutto un gesuita non può certo essere privo.
In estrema sintesi, quando dice che nelle scuole va fatta educazione sessuale e che l’insegnamento va impartito lasciando fuori dalle aule qualsivoglia ideologia in quanto il sesso non è una cosa cattiva ma un dono di Dio, Bergoglio sta facendo proprio “colonizzazione ideologica”, perché introduce il condizionamento ideologico più pesante che si possa utilizzare: Dio. Non si può, infatti, invocare obiettività e, al tempo stesso, porre l’argomento di discussione sotto l’ombrello della fede.
In pratica, il papa fa quello in cui il cattolicesimo è maestro da sedici secoli: indottrinare.
Chi concorda con questa mia lettura, oltretutto, non potrà non scorgere “sottotitoli” anche nelle osservazioni del papa relative alla scelta degli insegnanti e dei libri di testo per l’educazione sessuale. Quanta sospetta preoccupazione! Se davvero Bergoglio avesse a cuore la qualità e l’imparzialità dei docenti e degli strumenti didattici, allora dovrebbe rinunciare all’IRC (alias “ora di religione”) o per lo meno all’esercito di insegnanti, formati e scelti dai vescovi, che presidiano il territorio nelle scuole italiane. Non siamo forse in presenza di un esempio quanto mai eclatante di quella “colonizzazione ideologica” che con tanta fermezza il papa stigmatizza parlando di educazione sessuale?
Evidentemente, il proselito di sant’Ignazio di Loyola non tollera alcuna forma di ideologia, eccetto naturalmente quella cattolica.
C’è poi, in questa vicenda, un secondo aspetto molto meno filosofico-dialettico, per così dire. Un aspetto ben più banale e, al tempo stesso, tipico del modus operandi cattolico.
Sto parlando dell’ipocrisia che ha sempre caratterizzato svariati aspetti e ambiti del cattolicesimo e, più in particolare, della capacità di cambiare idea o posizione dottrinale – per bocca dei suoi rappresentanti – compiendo autentici salti mortali, ma cercando di dare la sensazione che, al contrario, tutto sia rimasto uguale: tecnica “ortodossa”, collaudata e affinata da secoli e secoli di impiego “sul campo”, con risultati tuttavia non sempre brillanti (come magari avremo modo di vedere in qualche successivo appuntamento).
In materia di sesso, in effetti, la tradizione cattolica appare decisamente lontana dall’inno al sesso intonato da Bergoglio qualche giorno fa. Anzi, caratteristica del cristianesimo e del cattolicesimo in particolare è sempre stato il disprezzo della sessualità e del piacere, considerato sinonimo di peccato, con la conseguenza che da un lato l’attività sessuale è stata tradizionalmente ritenuta lecita solo all’interno del matrimonio e solo se finalizzata alla procreazione, mentre dall’altro il matrimonio è stato considerato comunque una sorta di “ripiego” rispetto alla castità consacrata a Dio (e alla verginità in particolare).
Potrei fare moltissimi esempi di come nei primi secoli la chiesa disprezzò la sessualità, ma lo spazio a disposizione me lo impedisce. Mi limiterò dunque a proporre qualche caso significativo.

I Santi e la sessualità:

Giovanni Crisostomo (IV secolo) definisce “belva” il desiderio carnale e per “incatenarlo” suggerisce che sia evitato ogni contatto tra ragazzi e ragazze (L’educazione dei fanciulli).
Girolamo afferma che “se ci asteniamo dai rapporti sessuali, allora rispetteremo veramente nostra moglie…diversamente, le rechiamo offesa” (Contro Gioviniano).
Agostino sostiene che lo “stimolo” che spinge al rapporto sessuale e il piacere che ne deriva non sono conformi alla natura umana, ma una deviazione che impedisce di generare per libera decisione e senza piacere, come sarebbe accaduto se non vi fosse stato il peccato, in conseguenza del quale “l’uomo genera come le bestie”. In pratica, secondo il “grande” filosofo cristiano prima del peccato gli uomini e le donne si univano “con serenità” e “senza vampa lussuriosa”, decidendo pacatamente come e quando trasferire il seme (La città di Dio).
La paranoia cattolica si spinge a picchi talmente elevati da indurre san Pier Damiani a condannare anche Pietro per essersi contaminato con la “sozzura del matrimonio” e a indicare il massimo modello di castità…nell’elefante, che, a suo dire, “quando è obbligato ad accoppiarsi per perpetuare la specie, volta il capo dall’altra parte” (De perfetione monachorum).
Papa Innocenzo III sostenne addirittura che anche un rapporto sessuale finalizzato alla riproduzione costituisce peccato, seppur veniale, in totale contrasto con il carattere di sacramento che il matrimonio riveste nel cattolicesimo.
Per un altro “luminare” cattolico, Tommaso d’Aquino, “è più santo un matrimonio senza il rapporto carnale”. Nella Summa Theologiae, egli scrisse inoltre che “nell’atto coniugale avviene una menomazione della ragione…perché questa viene sommersa dalla violenza del piacere”.
Eppure, di fronte a tale costante tradizione, nel 2006 Joseph Ratzinger ebbe la tracotanza di definire “pregiudizio diffuso” il fatto che il cristianesimo “ponga troppi ostacoli alla gioia dell’amore”.
Come sembra evidente, Bergoglio può anche proclamare che il sesso è un dono di Dio, ma sedici secoli di dottrina lo smentiscono clamorosamente. E in fondo, chi è lui per contraddire Agostino, Tommaso, i papi e i concili che lo hanno preceduto?
Piuttosto, il papa e il suo staff dovrebbero pensare a impartire buoni corsi di educazione sessuale ai loro sacerdoti, visto che troppo spesso i preti indulgono a condividere quel “dono di Dio” con bambini e minorenni.

Giuseppe Verdi

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