L’eresia degli alberi


#ecoturismo, Eresia, Uncategorized / domenica, Gennaio 13th, 2019
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L’eresia degli alberi

Nei giorni precedenti il 25 dicembre è stato tagliato un albero che è stato sacrificato in onore della festa del Natale. Questo abete è stato posto nel cuore del potere cristiano, in Piazza San Pietro a Roma.

L’albero è stato adornato, illuminato e venerato come simbolo del natale, ma come è possibile che questo simbolo dell’antico credo pagano ( dal latino paganus propriamente ‘abitante del villaggio’, da pagus, ‘villaggio’) sia entrato a far parte della tradizione cristiana?

La religione cristiana non è nuova a queste operazioni, andando ad analizzare la storia di questa religione si può vedere come abbia inglobato e trasformato le tradizioni e i credi che l’hanno preceduta.

Una di queste è appunto la festa del Natale. I romani tra il 17 e il 25 dicembre festeggiavano i Saturnali, celebrazioni dedicate all’insediamento del tempio del Dio Saturno e all’età dell’oro.

Durante i saturnali si compivano sacrifici (analogo al sacrificio compiuto da Gesù e ad Horus nella religione egizia), grandi banchetti (il mitologico pranzo di natale), ci si scambiava l’augurio io Saturnalia ( il nostro buon Natale) e dei piccoli doni simbolici (per noi divenuti regali di Natale). In quel periodo accadeva che l’ordine sociale veniva sovvertito, gli schiavi divenivano temporaneamente liberi e veniva eletto tramite un’estrazione a sorte un principe al quale veniva assegnato ogni potere.

Per natale Bergoglio il vescovo di Roma  ha avviato un iniziativa tramite  “Elemosiniera apostolica” nella quale si devono offrire dei regali per i più poveri. Ne derivano un fiorire di iniziative a favore dei più disagiati, dai pranzi alla mensa dei poveri, alle offerte, alle lotterie benefiche, per concludersi con un lauto pranzo in famiglia e la visione dell’onnipresente film Una poltrona per due, che trae spunto proprio dai saturnali:

a causa di una scommessa compiuta da due facoltosi speculatori, il 24 dicembre la brillante vita di un broker finanziario interpretato da Dan Aykroyd viene scambiata con quella di un veterano di guerra divenuto barbone interpretato da Eddie Murphy.

Il culto degli alberi

Lo stesso 25 dicembre ci raccontano essere la nascita di Gesù, ma in realtà la natività per il mondo cristiano coincideva con l’Epifania mentre nel mondo romano il 25 dicembre si celebrava il giorno di nascita del Sole Invitto. Fu solo tra il 325 e 354 d.C. che si portà la data della nascita di Gesù al 25 dicembre, ponendo in parallelo l’evento cristiano con il culto solare che era celebrato nel mondo romano con grande solennità anche prima dell’introduzione del culto mitraico. La sovrapposizione della natività di Cristo rappresentò quindi una scelta capace di richiamare l’attenzione del mondo pagano. In realtà tale celebrazione è collegata ad uno dei momenti più importanti della vita vegetativa e solare: il solstizio d’inverno, il momento in cui il risorgere del sole porta straordinari benefici sulle messi e la vegetazione, aumentando i suoi influssi sulla terra. Non a caso tale momento fu al centro delle celebrazioni da parte di tutti i popoli e in molti paesi europei, prima dell’avvento del Cristianesimo, per mezzo dell’accensione dei fuochi che aiutavano magicamente il sole per mezzo dell’elemento del fuoco.

Il culto degli alberi appartiene alla tradizione umana da ben prima della nascita del cristianesimo, il simbolo per eccellenza della ricorrenza del sol invictus è l’albero, ovvero il simbolo della vita e della rinascita. L’albero compare in molte tradizioni pagane e nell’antica religione di Canaan agli alberi gli si riconosceva un ruolo religioso. Nella Bibbia si parla delle querce Mamre che nella Bibbia stanno ad indicare un luogo sacro.

Genesi 13:18 “ Allora Abramo levò le sue tende e venne ad abitare alle querce di Mamre , che sono ad Hebron; e là costruì un altare all’eterno”.

Giacobbe seppellisce gli dei stranieri sotto una quercia, un chiaro rifiuto verso l’idolatria, Debora viene sepolta ai piedi di una quercia, la quercia del pianto, e non stupisce il fatto che Dio appaia ad Abramo proprio sotto le querce Mamre.

Un altro riferimento ai boschi sacri ci viene sempre dalla Bibbia:

Giuditta 3-8, “Ma egli demolì tutti i loro templi e tagliò tutti i boschi sacri, perché aveva ordine di distruggere tutti gli dei della terra, in modo che tutti i popoli adorassero solo Nabucodònosor, e tutte le lingue e le tribù lo acclamassero come unico Dio.”

Nella saga nordica dei Nibelunghi si narra che al centro della terra vi sia un grande frassino, i druidi iniziarono ad onorare gli abeti durante il solstizio d’inverno, in quanto sempre verdi. Tra le popolazioni centro nordiche la celebrazione del solstizio d’inverno prevedeva l’incendio di un albero, pino o abete, che aveva una funzione di rito propiziatorio (nel Biellese si compie ancora questo rito a Rongio, una frazione del comune di Masserano).

Nella mitologia norrena gli alberi hanno un’importanza fondamentale nella creazione del genere umano:

Creazione degli uomini per opera dei figli di Borr.

Dopo aver creato il mondo e aver dato vita alla stirpe dei nani, i figli di Borr ripresero la via di casa. Giunti sulle sponde del mare, trovarono due alberi sbattuti a riva dalle onde. Erano un frassino e un olmo.

Allora Óðinn diede loro il respiro e la vita, Vili diede loro la ragione e il movimento, Vé diede loro forma, parola, udito e vista. Da quei due tronchi inanimati venne la prima coppia umana. I figli di Borr imposero loro dei nomi: l’uomo si chiamò Askr «frassino» e la donna Embla «olmo».

Anche nei miti sumeri l’albero di Huluppu ha una centralità:

A quei tempi un albero, un solo albero, un albero-huluppu

Fu piantato sulle rive dell’Eufrate.

L’albero fu nutrito dalle acque dell’Eufrate.

Il turbinoso Vento del Sud si levò, ne divelse le radici

E ne sparse i rami,

Finché le acque dell’Eufrate non lo portarono via.

Una donna, i cui passi erano guidati dal timore della parola di An, Dio del Cielo,

I cui passi erano guidati dal timore della parola di Enlil, Dio dell’Aria,

Trasse l’albero dal fiume e parlò:

Io porterò quest’albero ad Uruk.

Io pianterò quest’albero nel mio giardino sacro”.

Inanna si prese cura dell’albero con le proprie mani.

Premette la terra intorno all’albero con i propri piedi.

Nella cultura ellenica Poseidone, il signore dei mari, era il protettore dei frassini in cui abitano le sue ninfe, secondo i Berberi del nord Africa sotto i rami del frassino si riuniscono i santi e gli spiriti.

La centralità degli alberi per lo svolgimento della vita su questo pianeta era ben chiara a tutti popoli antichi che hanno camminato su questo mondo. L’adorazione degli alberi secolari, millenari è insita nel dna dell’essere umano, presentarsi al loro cospetto ci riporta inconsciamente all’origine della vita, all’origine dell’universo e del cosmo.

Purtroppo il rapporto della chiesa cattolica con gli alberi non è sempre stato armonico, infatti per un certo periodo questa istituzione, nella lotta al paganesimo, ha iniziato ad identificare gli alberi come “eretici”.

Durante la conferenza organizzata dalla Uno Editori, “La caduta dei dogmi” alla quale erano presenti numerosi ricercatori, tra i quali Mauro Biglino, Enrico Baccarini, Mirella Santamanto, Don Alemanno, Massimo Barbetta, Giuseppe Verdi, Daniela Bortoluzzi, e Michele Giovagnoli, proprio quest’ultimo ha posto al pubblico una domanda davvero molto interessante:

Per quale motivo in tutti i continenti, anche nell’avanzatissimo Nord America si possono trovare alberi millenari mentre in Europa si trovano solo degli alberi secolari e quindi relativamente giovani?

La chiesa cattolica nel corso della sua storia ha sempre lottato per imporre come verità assoluta il proprio credo e i propri dogmi, in alcuni casi inglobando i credi e i culti preesistenti nei territori in cui si è affacciata, il Natale ne è un esempio. Durante lo svolgimento del Concilio di Nicea del 325 d.C. si stabilì la data esatta della nascita di Gesù il 25 dicembre. Il giorno del Natale in antichità era conosciuto come il giorno del Sol Invictus, un culto che ebbe origine in oriente.

La celebrazione del Sol Invictus prevedeva che i celebranti, ritiratisi nei santuari, uscissero alla mezzanotte, annunciando che la vergine aveva partorito il sole, il quale veniva rappresentato come un infante. Lo stesso imperatore Costantino era un cultore del Sol Invictus, tanto che nel 321 d.C. coniò delle monete raffigurandone l’immagine con l’iscrizione “Soli Invicto Comini” .

Nel 330 d.C. l’imperatore Costantino emanò un decreto facendo coincidere la “nascita” di Gesù con Sol Invictus, ma solo con l’editto di Tessalonica del 380 d.C si stabilì che la religione di stato era il cristianesimo. Un altro interessante riferimento al culto solare lo si può ritrovare nel giorno della domenica. Prima del cristianesimo questo giorno della settimana era chiamato “dies soli” ovvero il “giorno del sole”, questo antico riferimento lo troviamo ancora nella lingua inglese, la domenica si chiama sunday ovvero sun=sole, day=giorno. Nel 383 d.C. questo giorno della settimana venne dedicato al Signore e quindi chiamato dies dominica (giorno del signore), ora chiamato domenica.

L’eresia degli alberi

Nonostante il potere della chiesa cattolica, non sempre riuscì ad imporre il proprio credo, soprattutto nei villaggi, nelle campagne, lontano dalle città, dove sopravvivevano elementi quali l’erboristeria, la magia, le pratiche sciamaniche e le feste popolari. I contadini andavano a messa e recepivano fino ad un certo punto gli insegnamenti e i dogmi cristiani. In parallelo, mantenevano condizioni ataviche, legati al potere e al contatto con la natura.

Gli antichi culti avevano come centralità il rispetto della natura e l’osservazione dei suoi ritmi, ovviamente gli alberi, i boschi sacri e i massi erratici erano considerati templi e santuari: luoghi di alta concentrazione energetica e forza primordiale.

Non riuscendo a sovrapporsi a questi antichi culti, la chiesa cattolica decise di estirparli alla radice, quindi cominciò la propria battaglia contro la natura e nello specifico contro gli alberi secolari.

Come si legge nella lettera di Gregorio I indirizzata alla regina Brunichilda nel 597 d.C., alle popolazioni era “fatto divieto di compiere sacrifici nei boschi o sotto particolari alberi, di pronunziare o di sciogliere determinati voti, di accendere candele o di appendere agli alberi simulacri di arti malati nella speranza della loro guarigione”.

In questi secoli la lotta contro gli alberi e la loro estirpazione venne sancita nei concili provinciali di Arles 452 d.C.Tours 567 d.C. – Nantes 568 d.C. nei quali si decretava contro l’adorazione di fonti, alberi e pietre e quindi ne si richiedeva la loro estirpazione.

Le testimonianze di questo eccidio sono numerose: Sant’Amandus nel VII secolo taglio un albero sacro nella Bassa Franconia, San Barbatus un albero venerato dai Longobardi, San Bonifacio fece abbattere una quercia.

Carlo Magno nel 794 ordinò “de arboribus et lucis de struendis observeturs auctoritas” in quell’occasione vennero distrutti numerosi boschi e alberi sacri, e come scrive Egilio “tagliarono boschi sacri e vi costruirono sante basiliche”.

Tale visione del bosco come luogo del mistero e dell’aberrazione, associato a divinità quali Diana e Pan, simboli di malvagità, ancora oggi ci porta ad avere un timore che spinge purtroppo alcune persone a non addentrarsi nei boschi da soli. Tuttavia la riscoperta del potere del bosco e dei benefici curativi ha portato molti ricercatori e scienziati negli ultimi anni a riscoprire come il bosco possa migliorare la nostra salute fisica e psichica. Uno di questi metodi, chiamato “Shinrin-Yoku”, è un metodo giapponese ufficilmente riconosciuto sia per la prevenzione della malattia che per favorirne la cura. Tale metodo ha ispirato la nostra Associazione culturale “White Rabbit Event” nella creazione di alcune passeggiate in cui abbiamo imparato l’arte di comunicare con la natura e i cinque sensi, poiché gli alberi non sono nemici, ma potenti alleati.

Scoprite questo metodo con noi:

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Richard Stems

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