L’ORO DELLA BESSA – Il metallo degli Dei


#BielleseEsoterico, #EsoTurismo, Biellese esoterico, Uncategorized, WhiteRabbitTour / giovedì, novembre 15th, 2018
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L’escursione nella Riserva naturale speciale della Bessa, situata nella provincia di Biella e nello specifico nel comune di Mongrando, organizzata dalla nostra Associazione Culturale (White Rabbit Event) è stato per noi un motivo di riflessione e ricerca.

Per poter organizzare al meglio la passeggiata archeologica e offrire ai nostri associati una visione completa della storia di questo incredibile sito archeologico ci siamo impegnati in una esaustiva ricerca, che ci ha portato a cercare delle risposte “scavando” in luoghi e tempi apparentemente lontani tra loro, ma che come filo conduttore hanno l’oro.

La riserva della Bessa è delimitata a nord dalla collina della Serra, che è di origine morenica e a sud dalla valle del torrente Olobbia. Il suo territorio è lambito dal Torrente Elvo .

Questo luogo è di forte interesse storico perché è un giacimento aurifero formatosi per erosione e risedimentazione, da parte di corsi d’acqua, dei depositi morenici ricchi di oro trasportati dall’espansione dei ghiacciai valdostani. Questo giacimento è situato ai margini di una via di comunicazione che dalla fine del Neolitico collegava la Pianura Padana con la valle del Rodano e con l’altopiano Elvetico attraverso il passo del Gran San Bernardo. Vi sono prove risalenti al III millennio a.C. che testimoniano questo percorso, infatti sono state ritrovate delle steli antropomorfe di origine orientale, che possono essere collegate agli itinerari di penetrazione che in buona parte sembrano coincidere con il cammino dei miti di Giasone e di Eracle. Giasone imbastisce una spedizione con gli argonauti alla ricerca del Vello D’oro ed è curioso come le pelli di pecora venivano anche utilizzate per setacciare le polveri d’oro presenti nei corsi d’acqua. Non vi sono prove concrete per affermare che lo sfruttamento di questo giacimento aurifero inizia nel periodo protostorico, ma i numerosi massi erratici con incisioni a coppella presenti in questo territorio ci fanno pensare che la Bessa possa essere stata abitata in questo periodo.

I primi documenti storici che attestano l’esistenza di questo giacimento aurifero risalgono al geografo greco Strabone, e agli storici Cassio Dione e Paolo Orosio che descrivono la conquista di questo territorio da parte di Appio Claudio, il quale attaccò i Galli che erano accusati di deviare il corso dei fiumi in piccoli canaletti. Ciò gli serviva per la produzione di oro, ma il problema era che svuotando i fiumi, causavano gravi danni all’agricoltura dei territori in pianura.

Questo giacimento aurifero è delimitato dal torrente Elvo, Olona e Olobbia ed è curioso che il toponimo della parola Elvo (in dialetto piemontese Elv), possa derivare dallo svedese Elf che significa fiume o più probabilmente dal gallese Elw la cui parola significa guadagno.

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In questo territorio, nella località di Mongrando sono presenti massi erratici, resti di capanne, strade, terrazzamenti a secco e uno dei monumenti archeologici più complessi e misteriosi del Piemonte: il Castelliere. Definito sia una fortificazione celtica, sia un luogo dedito al culto delle acque, che un tumulo, o un luogo dove raccogliere acqua piovana, le ipotesi sono molte e ancora tutte da dimostrare. Per questo una ricerca presuppone prendere in considerazioni tutte le ipotesi possibili, una di queste non ancora trattata ci porta a chiederci se il Castelliere di Mongrando possa essere un’antica piramide risalente a una civiltà anteriore, rappresentata da una cultura universale, siccome le piramidi sono presenti in ogni parte del mondo e la mitologia presenta come vedremo molti elementi similari riguardanti la ricerca dell’oro. Oltre a Egitto e Messico, anche in Spagna, Francia, Australia, Grecia, Romania, Bosnia, Cina, Giappone, Bolivia sono state trovate tali strutture, così come l’Italia da nord a sud è disseminata di piramidi.

Il Castelliere, un complesso di forma piramidale (molto simile ad una piramide a gradoni), fu scoperto durante degli scavi nel 1963. In uno studio del 1971 fu interpretato come una struttura fortificata e da lì chiamata col nome di “Castelliere”. Sul sito sono presenti numerosi pozzetti e dei canali che dalle prime interpretazioni pare fossero utilizzati per drenare l’acqua e per areare le capanne. Questa interpretazione risalente agli anni 70′ pare non essere veritiera, l’assenza di materiali leganti rende difficile l’utilizzo dei “pozzetti” e dei canali, per la funzione di accumulo d’acqua o di drenaggio, e la vasca situata in cima alla struttura fa ipotizzare la presenza di una sepoltura che risale al periodo dei Celti. Non solo il ritrovamento di un frammento cranico, ma anche l’orientamento di questo cumulo che è est-ovest ci conferma che sia una tomba. Tutti i tumuli celtici avevano il medesimo orientamento, così come la tomba della Burcina, uno dei rinvenimenti più noti dell’archeologia biellese che risale all’Età del Ferro, ritrovata nel marzo del 1959, di cui si conserva il ricco corredo al Museo del Territorio di Biella.

Ancora più interessanti sono i numerosi pozzetti e canaletti presenti nel sito. Non lontano dalla cima della piramide si trova un “pozzetto” ben conservato e dalle caratteristiche più interessanti. Non essendoci presenti materiali leganti che lo potrebbero rendere stagno, pare difficile concordare con l’interpretazione data negli anni 70. Visto il sito in cui si trova e dato le sue dimensioni, si può ipotizzare che sia ciò che rimane di un forno dedito alla fusione dell’oro o per la vetrofusione, essendo infatti la Bessa ricca di quarzo, minerale fondamentale per la realizzazione del vetro. Il geologo Giuseppe Quaglino sostiene a tale proposito la tesi che la zona non fosse solo sfruttata per l’oro, ma anche per il quarzo, minerale che è presente in forte quantità. A conferma di ciò, ci viene in aiuto la Dottoressa Luisa Brecciaroli Taborelli, che ha condotto le ricerche nella necropoli di Cerrione, la quale ipotizza che alcuni manufatti di vetro destinati a contenere unguenti, fossero stati fabbricati nelle vicinanze di Cerrione.

Ma come possiamo ipotizzare che questi pozzetti fossero utilizzati per la fusione dell’oro o per la realizzazione del vetro?

Secondo lo scrittore Romano Plinio la produzione del vetro avveniva tramite fornaci: “Il vetro lo si fa liquefare come il rame in una delle fornaci contique e si formano lingotti nereggianti di colore lucente.”

Plinio non ci spiega come le fornaci venissero realizzate, ma una spiegazione ci arriva da Beno Rothemberg che nel suo libro “The Ancient Metallurgy of Copper” scrive che dal punto di vista archeologico è molto difficile trovare dei forni fusori in tali condizioni da essere archeologicamente di facile analisi. Secondo il Professore il forno dopo aver terminato il suo ciclo di utilizzo, veniva smantellato o abbandonato. Solitamente per recuperare il cumulo di materiale di scarto, che conteneva ancora tracce di metallo, il forno veniva completamente distrutto.

Quindi ogni traccia archeologica poteva sparire anche in breve tempo.

La struttura di questi forni ci porta a pensare che questi pozzetti possano essere ciò che è rimasto di questa antica lavorazione. I forni di fusione erano così strutturati: pozzetti circolari, del diametro di 50cm, un metro, profondi poco più di un metro e circondati da pietrame. Dentro le fornaci veniva insuffiata aria tramite dei cannelli ferruminatori che come afferma Giuseppe Quaglino “Qualora forni analoghi fossero stati eseguiti sui cumuli della Bessa non sarebbe stato necessario l’utilizzo di tali sistemi di ventilazione poiché a causa delle notevoli dimensioni dei ciottoli e conseguentemente delle notevoli dimensioni dei vuoti tra gli stessi si sarebbe creata naturalmente una elevata corrente d’aria ascensionale entro la massa in fusione costituita da minerale e combustibile, la qual cosa avrebbe portato rapidamente e senza sforzo al raggiungimento del punto di fusione”

Il link per scaricare il libro di Giuseppe Quaglino ” Bessa non solo oro”

Ma i luoghi d’interesse archeologico nel comune di Mongrando non finiscono col “Castelliere”, potrebbero esserci altri luoghi o piramidi collegati ad esso, anche se è tutto ancora da dimostrare.

Prendendo spunto dalle ricerche effettuate nel 2001 dall’architetto Vincenzo Di Gregorio, lo scopritore delle Piramidi di Montevecchia, confermate dall’astronomo e astrofisico Adriano Gaspani, specializzato in archeoastronomia, possiamo ipotizzare che anche nel comune di Mongrando ci possano essere delle piramidi, le quali potrebbero rappresentare le tre stelle centrali della costellazione di Orione, proprio come le piramidi di Montevecchia, le piramidi di Visoko recentemente scoperte in Bosnia, o le più famose piramidi di Cheope, Chefren e Micerino in Egitto.

Come ben sappiamo i Celti avevano l’usanza di costruire, recintare luoghi considerati importanti, utilizzandoli come osservatori astronomici. Infatti a Montevecchia, proprio come al Castelliere di Mongrando, è presente una recinzione di origine celtica, ma ciò non vuol dire che le piramidi siano state realizzate dagli stessi. In effetti i Celti non hanno mai costruito delle piramidi e quindi ci potremmo trovare di fronte a delle opere realizzate antecedentemente da civiltà precedenti a noi ancora sconosciute.

Lo stesso Castelliere di Mongrando potrebbe costituire una costruzione piramidale preesistente, poi utilizzata nelle epoche successive. A tale riferimento, recandoci più volte a Mongrando, la nostra attenzione è stata attirata da una strana collina che d’acchito pare essere una piramide a gradoni. Essa si trova nei pressi della Teleria Graziano e ha un’altezza di circa 20 metri. A conferma di ciò ci è venuto in aiuto il Sindaco Antonio Filoni, che durante una telefonata ha affermato che anche un geologo di sua conoscenza ipotizzava l’origine artificiale della stessa. Ovviamente stiamo proseguendo con le ricerche ed abbiamo chiesto aiuto proprio all’archeoastrofisico Adriano Gaspani al quale abbiamo fornito le coordinate dei siti. Questa seconda “piramide” sembra che abbia da sempre attirato l’attenzione dei cittadini di Mongrando, tanto che alcuni di loro ipotizzano che ci possa essere nascosto il famoso cavallo d’oro costruito dagli Ictimuli.

Ovviamente le ricerche sono solo all’inizio e queste ipotesi sono ancora tutte da vagliare.

La Bessa è ricca di storie e leggende ma due di queste sono particolarmente interessanti. La prima riguarda il leggendario cavallo d’oro, citato poc’anzi:

Secondo un’antica leggenda, gli antichi romani sfruttarono come schiavi gli abitanti dell’attuale territorio di biellese al fine di raccogliere l’oro presente nella Bessa. Ma venne il giorno in cui, stanchi di non essere pagati, gli schiavi iniziarono a prelevare giorno per giorno parte del raccolto d’oro. Essi fusero poi l’oro prelevato per creare una statuetta a forma di cavallo. Tale statuetta sarebbe ancora nascosta in mezzo alle pietraie della Bessa

La seconda, legata anch’essa all’oro della Bessa, mette in luce il popolo dei Pè d’oca:

A Muzzano si narra di un popolo di stranieri alti, biondi e dagli occhi azzurri che giunsero nel territorio. Vennero accolti benevolmente dalla popolazione locale perché promisero loro di svelargli il segreto della lavorazione dell’oro. Un’altra motivazione per cui i muzzanesi offrirono ospitalità a questi stranieri era per il fatto che le loro donne erano bellissime, alte, bionde dagli occhi azzurri e formose. Ovviamente le donne locali non la presero bene perché erano in evidente inferiorità. Una sera durante un ballo attorno al fuoco una giovane muzzanese si accorse che le straniere avevano i piedi palmati, proprio come delle oche. L’ilarità e lo scherno a cui furono sottoposti i “cercatori d’oro” furono tali da costringerli a scappare. Per non farsi catturare dai muzzanesi e rivelare il loro segreto venne in loro soccorso una fata ed un grosso serpente. I Pè d’oca scapparono portandosi con sé il loro segreto. Una leggenda simile si trova a Mongrando, solo che gli stranieri sono sostituiti da bellissime fate.

Queste leggende ci raccontano di fatti che si perdono nel tempo e che possiamo ipotizzare siano datati da prima dell’inizio dell’estrazione dell’oro in questo territorio, quindi prima dell’arrivo delle popolazioni celtiche e dei Romani.

La storia della Bessa, della sua vocazione aurifera, delle piramidi e di quest’ultima singolare leggenda, ci portano a pensare quanto sia facile collegare questo luogo ad altri territori sparsi in giro per il globo.

Sono molti i miti raccontati dai popoli antichi in cui si narra di dei che dimostrano un particolare interesse per questo metallo prezioso.

Enki (“En” Signore, “ki” Terra) uno degli dei più importanti per i Sumeri era chiamato con l’appellativo di “Bel Nimiki”. Secondo P. Jensen (autore di: La cosmologia dei babilonesi) la radice della parola Nimiku ha a che fare con i metalli, con le miniere, e quindi “Bel Nimiki” significherebbe “il signore dei metalli”. Secondo le traduzioni delle tavolette sumere da parte del sumerologo Zecharia Sitchin circa 455.000 anni fa degli antichi astronauti, gli Annunaki, provenienti dal pianeta Nibiru atterrarono sul Golfo Persico e sotto la guida di Enlil e successivamente di Enki si misero alla ricerca dell’oro, metallo a loro utile per salvaguardare l’atmosfera del loro pianeta. E’ recente la notizia che in Sud Africa il ricercatore Michael Tellinger ha scoperto un’antica città di 200.000 anni, di cui la popolazione si occupava prettamente della ricerca dell’oro. Il territorio di questa città sembra estendersi per 5.000 km quadrati e le miniere sarebbero circa un migliaio. Nello Zimbabwe, dove sono locate queste antiche miniere, le leggende del popolo Zulu narrano che nel tempo in cui c’erano gli “uomini delle stelle”, nelle miniere ci lavoravano gli “schiavi in carne e sangue prodotti artificialmente e creati dalla prima gente.”

Questa leggenda sembra confermare le traduzioni di Sitchin in qui vi è scritto che gli Annunaki stanchi di lavorare in miniera crearono uno schiavo che li sollevasse dalla fatica, e da qui nasce il mito della creazione dell’uomo. Gli Hutu e Tutsi raccontano che i loro antenati erano una razza che si chiamava Iwimanujela ovvero “i signori che sono venuti”. I Bambara, un’etnia del Mali, nei loro miti parlano del popolo che plana. Gli Egizi associavano l’oro al dio Ra, ed erano particolarmente interessati a questo metallo. Nel museo Egizio di Torino vi è “il papiro delle miniere d’oro” che descrive l’attività d’estrazione di questo metallo. A tal proposito Diodoro scrive “In Etiopia, c’è una regione che possiede un gran numero d’importanti miniere d’oro metallo che viene estratto in gran quantità a prezzo di molti tormenti…” e che in queste miniere ci lavoravano i condannati per qualche crimine e i prigionieri di guerra. In fin dei conti secondo gli antichi egizi l’oro è la carne degli dei. Sulle Ande i popoli autoctoni adoravano il Dio creatore Viracocha chiamato anche il Signore dei metalli, secondo un mito locale Viracocha arrivò sulle Ande in cerca di metalli preziosi ed essendo affaticato dal luogo ostile inizio a lacrimare pepite d’oro. Quando gli spagnoli arrivarono a Tiahnuaco, la culla degli Inca (L’isola della creazione) furono ritenuti i figli del Dio Viracocha e per questo motivo gli consegnarono l’oro da loro estratto. Anche nella Bibbia, nell’Antico Testamento ci sono molti riferimenti al metallo prezioso, sono circa 400. Yahweh dimostra in più di un’occasione di avere parecchio interesse per questo metallo prezioso.

Dal secondo capitolo della genesi:

Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. 11 Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c’è l’oro 12 e l’oro di quella terra è fine; qui c’è anche la resina odorosa e la pietra d’ònice.”

Ovviamente l’interesse per l’oro manifestato da Yahweh continua in tutto il pentateuco, ma un passo ha colto la mia attenzione:

In Esodo 25 Yahweh ordina a Mosè: “Ordina agli Israeliti che raccolgano per me un’offerta. La raccoglierete da chiunque sia generoso di cuore. 3 Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo: oro, argento e rame” Ma per farne cosa? Quale era l’utilizzo?

In Esodo 25 impartisce gli ordini per la costruzione della sua dimora:

Io ti darò convegno appunto in quel luogo: parlerò con te da sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull’arca della Testimonianza, ti darò i miei ordini riguardo agli Israeliti.

23 Farai una tavola di legno di acacia: avrà due cubiti di lunghezza, un cubito di larghezza, un cubito e mezzo di altezza. 24 La rivestirai d’oro puro e le farai intorno un bordo d’oro. 25 Le farai attorno una cornice di un palmo e farai un bordo d’oro per la cornice. 26 Le farai quattro anelli d’oro e li fisserai ai quattro angoli che costituiranno i suoi quattro piedi. 27 Gli anelli saranno contigui alla cornice e serviranno a inserire le stanghe destinate a trasportare la tavola. 28 Farai le stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro; con esse si trasporterà la tavola. 29 Farai anche i suoi accessori, piatti, coppe, anfore e tazze per le libazioni: li farai d’oro puro. 30 Sulla tavola collocherai i pani dell’offerta: saranno sempre alla mia presenza.

31 Farai anche un candelabro d’oro puro. Il candelabro sarà lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle saranno tutti di un pezzo.”

Di questi miti collegati dall’oro se ne trovano in ogni cultura e latitudine e molti di essi hanno influenzato non solo la società occidentale, ma tutte le società che hanno avuto a che fare con gli dei avidi di metalli “preziosi” come l’oro, l’argento ed il rame. Per quale motivo dei popoli che non avrebbero dovuto ancora conoscere la metallurgia (l’Età del bronzo- 3500 – 1200 a.C., l’Età del Ferro 1000 a.C) mostrarono interesse per l’oro? L’oro non è un metallo che può essere utilizzato per fabbricare degli strumenti da lavoro perché è un metallo tenero e per poterlo utilizzare anche solo per la fabbricazione dei gioielli deve essere fuso con altri metalli, altrimenti si consumerebbe molto velocemente. L’oro giallo è una lega di oro e rame, l’oro pallido è composto da poco rame e argento, quello rosa da molto rame e poco argento. Se consideriamo che il suo punto di fusione è di circa 1000 gradi centigradi, con quale tecnologia lo lavoravano prima dell’Età del bronzo?

Ma soprattutto visto che il metallo prezioso assume un valore come merce di scambio in forma di barre, lingotti, polvere, presso gli ebrei a partire dal II millennio avanti Cristo e la prima moneta metallica fu coniata per la prima volta da Creso Re di Lidia nel 7 secolo avanti cristo, per quale motivo i popoli antichi che come primaria necessità avrebbero dovuto sopravvivere procurandosi un riparo, del cibo, dell’acqua, avrebbero impiegato il loro tempo e la loro fatica per estrarre questo metallo? Solo per adornarsi o per donarlo a degli dei astratti?

Perché donarlo per persuadere gli dei? Cosa li ha portati a pensare che agli dei servisse questo metallo? In fin dei conti per questi popoli l’oro non avrebbe potuto avere una funzione pratica nella loro società.

Solo con l’evoluzione dell’essere umano, il progredire della scienza, della medicina e della tecnologia si è trovato l’utilizzo concreto di questo metallo.

Al contrario di una civiltà primitiva che doveva soddisfare solo i bisogni primari per la sopravvivenza, l’oro acquisisce un valore fondamentale solo in una civiltà evoluta tecnologicamente. Gli utilizzi di questo metallo nella medicina e nella tecnologia sono molteplici, andiamo a scoprire quali.

Le caratteristiche dell’oro:

  • duttilità

  • malleabilità

  • ottima conducibilità termica/elettrica

  • inerzia chimica (non viene intaccato da ossigeno, umidità, calore) non si ossida

Tuttavia questo metallo viene utilizzato in numerosi altri settori tra cui:

  • settore astronautico (rivestimento protettivo per satelliti artificiali)

  • componentistica elettronica (computer, motori a jet etc.)

  • scopo medico/curativo (oro colloidale, settore odontoiatrico)

  • settore fotografico

  • cucina

  • settore medico – oro colloidale

Segue l’uso nelle applicazioni mediche che sfruttano la resistenza del metallo alla colonizzazione batterica e alla corrosione.

Nella nostra civiltà questo materiale non ha più un utilizzo di scambio monetario, il gold standard è stato abolito da Richard Nixon il 15 settembre del 1971 e da quel periodo le nostre banconote non sono più state agganciate al quantitativo d’oro presente nei forzieri delle banche centrali. In sostanza si liberava l’emissione monetaria slegandola da questo metallo raro e si passava alla moneta Fiat. Questo passaggio avrebbe potuto portare l’umanità verso la vera età dell’oro, ovvero quello dell’abbondanza e non della privazione di risorse monetarie ma purtroppo non è stato così. Abbiamo solo barattato l’oro con dei pezzi di carta, la scarsità monetaria è rimasta la medesima.

Appurato che non svolge neanche più la sua funzione di bene rifugio perché il suo valore è crollato per quale motivo dovremmo continuare ad estrarre questo metallo?

Per fare dei gioielli? La recente crisi economica che è stata indotta da una scarsità monetaria che come conseguenza ha attivato la vorticosa spirale della deflazione ci ha portato a svendere i nostri gioielli di famiglia, le nostre chincaglierie, è stato un vero e proprio rastrellamento. Come fece Mussolini il 18 dicembre 1935 che chiese di donare l’oro alla patria.

Il suo utilizzo è fondamentale per la realizzazione di oggetti tecnologici, e per la realizzazione dell’oro colloidale.

L’oro colloidale abbassa lo stress, migliora l’attenzione, aumenta l’energia, è un’antinfiammatorio e viene usato per la cura di malattie degenerative come il Parkinson, individua e contrasta il cancro, ringiovanisce la pelle e ne cura i disturbi, regolarizza il ritmo cardiaco, riduce l’ipertensione, ringiovanisce la ghiandola pineale decalcificandola, rimuove forme di dipendenza (alcol, droghe, nicotina, caffeina), migliora metabolismo e digestione, ringiovanisce le cellule, molto probabilmente aumenta la lunghezza dei telomeri e di conseguenza ringiovanisce le cellule allungandone la vita.

Una caratteristica fondamentale dell’oro è quella di essere un antibatterico.

Grazie alla sua malleabilità con un grammo d’oro si possono ottenere fino a 3500 metri di filo e con 28,35 grammi si ottengono un foglio di 16 metri quadri dello spessore di 0,1 micron (milionesimo di metri).

L’aspetto incredibile quando si considera questo metallo è che ha davvero delle proprietà magiche, tali da ritenerlo opera degli dei, o forse ricercato da loro proprio per il suo straordinario utilizzo. Infatti secondo la Bibbia, i miti e le leggende appartenenti ai popoli antichi sarebbero state proprio le divinità a richiederne l’estrazione.

Sono dunque quelle divinità definite creatrici dell’uomo (Adam) ad essere state interessate al metallo prezioso? Quelle che dalla lettura dei miti e dai testi antichi sembra camminassero tra noi, vivevano a lungo tanto da essere ritenute immortali, e si cibavano dei frutti della terra? Andando ad analizzare la Bibbia e la mitologia si riscontra che la globalizzazione non è da annoverare ad una evoluzione della nostra unica epoca e che forse il pianeta terra in passato fu attraversato da una civiltà tecnologicamente evoluta, la stessa che ha lasciato traccia di sé nel mito dell’Età dell’oro.

E se tale mito fosse un rimando ad un’era dove davvero esseri più evoluti, che noi ora identifichiamo come dei, camminavano tra gli uomini? Furono forse loro i creatori delle Piramidi? Solo attraverso una costante ricerca e un desiderio di conoscere la Verità si potrà forse un giorno giungere ad una risposta esaustiva e ad una visione che metterà in dubbio tutto ciò a cui abbiamo creduto, poichè riprendendo il moto usato dai Templari Veritas Vos Liberat, la verità renderà ognuno di noi libero.

Richard Stems

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