La Laura Fezia che non ti aspetti (O quasi…)- intervista a Laura Fezia


Interviste, Laura Fezia, Uncategorized / martedì, luglio 10th, 2018
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    Laura Fezia e Irene Belloni

L’aspetto interessante di un’intervista senza il filtro di un video è quello di riuscire, mediante delle semplici domande e un clima di tranquillità, a creare un momento di reale sospensione del tempo in cui ci sei solo tu e la persona intervistata, un attimo in cui le vicissitudini, le esperienze, le proprie idee e il desiderio di condividere permettono a due perfetti sconosciuti di entrare in sintonia per lasciare che la loro storia possa essere eternizzata per mezzo dell’energia della parola.

Questa è la sensazione che ci ha colpiti da questa esperienza straordinaria da cui vorremmo partire per un nuovo progetto. L’intervista non è un semplice riportare i fatti e la vita di un’altra persona, ma è un vivere con empatia gli istanti riportati per accrescere la propria esperienza di vita. Fare proprie le esperienze altrui, percependo che non c’è mai alcuna reale distanza tra noi e gli altri.

L’incontro con la scrittrice e ricercatrice Laura Fezia ci ha trasmesso esattamente tutto ciò. Alcune persone ci hanno comunicato di provare imbarazzo o di essere spaventati dalla sua figura, per via degli argomenti che tratta e del modo dissacrante di esporli. Ma questi sono sempre e solo pregiudizi, come recita un proverbio sioux:

“Prima di giudicare una persona, cammina tre lune nelle sue scarpe”.

L’incontro con Laura ci ha rivelato quello che lei mostra e rappresenta durante le conferenze: una donna forte, audace, ribelle, ma anche una persona gentile e premurosa, ironica e sorprendente. Ci ha accolto nel suo appartamento a Torino con ospitalità e dopo averci offerto un intruglio alchemico adatto al caldo estivo (acqua e menta con ghiaccio) e aver fatto amicizia con il suo gatto attento e curioso, ci siamo diretti nel suo studio. Entrare nello studio di uno scrittore è come entrare in un tempio, un luogo sacro dove le idee prendono vita e forma, ed è proprio ciò che abbiamo percepito quando siamo entrati nello studio di Laura Fezia: una biblioteca della conoscenza e dello spirito, arricchita da soprammobili antichi e simboli ancestrali. Con alle spalle una rappresentazione di Buddha, Laura Fezia si è così seduta nella sua sedia d’epoca e dopo aver fumato una sigaretta, il viaggio è incominciato.

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Una Laura sorridente si prepara all’intervista.

WR: Sei stata cresciuta da una madre cattolica praticante, integralista ed un padre ateo, sei stata battezzata ed hai ricevuto tutti i sacramenti, sei mai stata credente, hai mai pregato?

LF: Se ce ne fossero stati altri di sacramenti li avrei ricevuti, giusto l’ordine e l’estrema unzione non ho ricevuto.

Da piccola ci facevano pregare, sono andata a scuola per 13 anni dalle suore, asilo, elementari, medie e i primi due anni del liceo classico.

Se gli anni delle elementari erano stati un po’ più all’acqua di rose, i due anni in cui ho frequentato il “Sacro Cuore di Gesù” qui a Torino in Valsalice (per fortuna lo hanno chiuso), sono stati difficili, era la stessa atmosfera che ritrovavo a casa.

Non che gli altri anni non lo fossero, si andava a messa la domenica, si recitavano le preghiere in continuazione, si partecipava agli esercizi spirituali, però forse perché ero bambina non mi pesava più di tanto.

Invece i primi anni del liceo cominciavo a dissentire, a casa mia le preghiere venivano recitate regolarmente alla sera e al mattino, ed in alcuni particolari periodi dell’anno, come a maggio che è il mese mariano, in cui, come ho scritto nel libro “Apparizioni Mariane”, c’era la supplica alla Madonna di Pompei, e la supplica alla Madonna di Lourdes, il 15 febbraio naturalmente.

Erano gli anni Cinquanta, a casa mia il televisore non c’era, entrò trionfalmente nel 1957, avevamo la radio e ci facevano mettere in ginocchio nel tinello, davanti la radio che era posta sulla mensola ed in compagnia di altre “pie donne”, recitavamo la supplica alla madonna, e c’era questa scena che non mi toglierò mai dagli occhi, io avevo 5 anni, eravamo tutti in ginocchio a guardare questa radio come se la madonna dovesse apparire, e si rispondeva a tono alla supplica.

Insomma le occasioni per pregare non mancavano, tutte le volte che mi andavo a confessare, recitavo per penitenza tutti i “pater ave gloria”, l’atto di dolore che mi ricordo ancora a memoria, oltretutto parliamo dei tempi in cui la messa era ancora in latino e, pur non capendo poco o nulla, era più bella di quella di oggi.

Mi ricordo di aver ascoltato dei responsori dalle pie donne che facevano morire dal ridere, era un latino maccheronico, però la messa in latino aveva una funzione mantrica che si è persa con l’italiano, era un mantra, io ricordo i suoni, non le parole.

Le litanie recitate in latino, quel suono ti dava un’energia che da quando la messa è in italiano non si percepisce più, e se lo hanno fatto è perché poteva essere importante, chiaramente non a loro favore.

WR: Una domanda a tale riferimento, come hai fatto a liberarti da questi condizionamenti, da questa edu-castrazione?

LF: Buona mi piace (edu-castrazione), la ruberò citando la fonte (risata collettiva).

Io sono sempre stata una bambina curiosa, evidentemente sono nata col gene della curiosità, che certamente non mi è stato trasmesso dalla parte femminile della famiglia, per cui io mi sono sempre posta le domande.

La prima domanda di cui mi ricordo, non andavo ancora a scuola, mi avevano detto che i bambini nascevano solo dalle coppie sposate, beata ingenuità (risata), facendo i miei piccoli ragionamenti da bambina chiesi: “Chi è la moglie di Dio?”

Ho visto schizzare dentiere e la risposta fu: no, ma no, lui è diverso, poi si è cambiato discorso e il tutto è finito con una preghiera (super risata).

Queste domande me le sono sempre poste, c’era un bombardamento per cui qualsiasi cosa si facesse, il riferimento religioso era sempre presente.

Chiedevi il gelato e ti sentivi rispondere “no” perché è un peccato di gola, non ti guardare troppo allo specchio perché commetti peccato di vanità e poi vedi il Diavolo… e potrei fare un lungo elenco.

Mi venivano poste come riferimento figure di santi che per me si comportavano in modo un po’ strano, magari c’era stato un lutto, moriva un bambino in qualche famiglia e mi veniva da chiedere “Perché Dio che è così buono permette tutto questo?” e la risposta era: “Tu non puoi giudicare l’operato del Signore”.

Nel vangelo stesso, letto in chiesa, notavo elementi che non mi tornavano, ma ero bambina, quindi mi accontentavo delle risposte, credevo a quello che mi dicevano.

Mi ricordo tutta la storia del terzo segreto di Fatima, mi ricordo che al telegiornale (ne esisteva solo uno) si dava la notizia che Giovanni XXIII aveva aperto la busta contenente il segreto e aveva deciso di non divulgarlo.

Avevo chiesto il perché, e in quel momento mi era stata raccontata la storia dei tre pastorelli, e così i dubbi crescevano.

A casa mia una delle devozioni più intense era alla Madonna di Lourdes. Ho ancora una foto della sottoscritta vestita da Bernadette inginocchiata davanti ad una sedia sulla quale c’era una mia compagna di scuola vestita da madonna (risata). Quindi io e Bernadette eravamo una cosa sola, ma questa bambina in realtà mi faceva un po’ pena.

Mi portarono al cinema a vedere il film con Jennifer Jones ma anche se mi piaceva la favola, non ne facevo una questione di fede. Ciò che mi interessava era solo la vicenda umana.

Andando avanti con gli anni arrivò il mitico 68. Avevo 16 anni, ricordo le letture che certamente mia madre non approvava, leggevo di nascosto i libri da lei ritenuti pornografici come “Bonjour Tristesse” di Francoise Sagan nel quale viene descritto il primo rapporto sessuale di una ragazza, descritto oltretutto in un modo che oggi lo farebbero leggere negli oratori.

Inoltre a casa mia siccome mio padre era un medico ed avevamo trasformato una stanza in una sala d’aspetto, circolavano molte riviste come Oggi, Gente, Grazia, nelle quali ogni tanto qualche articolo interessante o alternativo si trovava e li arrivavano le informazioni. Certo, aver avuto il papà ateo è stato d’aiuto.

Mio padre non veniva mai a messa e regolarmente mia madre mi mandava a chiamarlo per andare, e alla domanda “Perché papà non crede in Dio?”, ricevevo sempre la medesima risposta: “Perché non è stato toccato dalla grazia, bisogna salvarlo”. Per mia madre ero evidentemente nata sbagliata (lo ha pensato per tutta la vita) poiché io mi ponevo delle domande alle quali non mi venivano mai date risposte coerenti.

Uno dei tanti quesiti riguardava il fatto che si parlava di un Dio d’amore, ma che poi però castigava le persone nei modi più atroci, anche i credenti.

E quindi mia madre non poteva più raccontarmi (che già era terrificante ) che Dio puniva chi non credeva in lui e comunque la critica era vietata.

Il volere di Dio era insindacabile altrimenti avrei commesso peccato, anche se io sindacavo comunque (risata) insomma era tutto  talmente assurdo e vi ho solo raccontato due cose…ma ce ne sarebbero infinite.

WR: Ricollegandomi alle tue risposte ho una domanda curiosa, a chi rivolgevi le tue preghiere?

LF: E’ chiaro che allora le rivolgevo a Gesù, alla Madonna, quelli erano i personaggi che mi venivano proposti, ma sto parlando di una bambina che frequentava l’asilo, le elementari, ma già alle medie cominciavo  ad essere un po’ più ribelle.

Le preghiere preconfezionate erano quelle, gli ave Maria, i rosari si sprecavano ( risata ), poi va beh…mia madre, mia zia, mi portavano a tutti i funerali, insomma le preghiere erano quelle, non ce ne erano altre!

WR: L’educazione che hai ricevuto ti ha portato problemi nell’interagire con l’altro sesso?

LF: E sì, ne ha portati eccome, anche perché una delle figure di rilievo che mi venivano sbattute in faccia come a tutte le ragazzine cattoliche dell’epoca era Maria Goretti… naturalmente.

Mi ricordo che quando diedi il primo bacio ad un ragazzo, temetti di essere rimasta incinta ( risata generale), perché non sapevo nulla!

Ma c’è un preciso motivo, quando mia madre mi raccontò la storia di Santa Maria Gorettti, mi ricordo che quella sera in televisione trasmettevano “Il cielo sulla palude”, un film terrificante sulla vicenda di Maria Goretti, ma lei non mi disse che la morte della ragazza era stata determinata da un tentativo di violenza carnale, perché era un argomento tabù.

Mi raccontò che il Serenelli si era avvicinato a lei per baciarla e Maria, pur di non farsi baciare, aveva preferito farsi accoppare.

Per cui io mi ero fatta l’idea che fosse pericoloso baciarsi (risata) ed ovviamente, prima di tutto, baciando quel ragazzo avevo “peccato”. (risatona)

Diciamo che questa educazione ha portato dei problemi che ho poi superato in fretta, nel senso che a un certo punto quando è arrivata l’adolescenza, è scattata come in tutti gli adolescenti la santa ribellione ai genitori, per cui se mia madre diceva di non fare una cosa… beh bisognava farla. (risata)

Però di tempo per liberarsi dal senso di colpa, ce ne è voluto, perché quello è davvero difficile da superare. L’ho visto anche in persone che hanno avuto un’educazione più leggera della mia, questo è il punto di forza della chiesa.

Per far fare al fedele quello che non farebbe neanche sotto tortura, usano il senso di colpa, io ho avuto una vita sentimentale e sessuale in ritardo rispetto ad oggi… torno a ripetere… sono una bambina degli anni 50, un’ adolescente degli anni 60.

Ci ho messo del tempo per liberarmi del senso di colpa, ma oggi posso dire che non ne provo più.

Ma il senso di colpa non appartiene solo alla vita sessuale. Un tempo se qualcuno mi chiedeva un favore e io non lo facevo, non perché non volevo ma perché non potevo, mi arrivava inevitabilmente il senso di colpa.

Mi ricordo i fioretti che facevo, le rinunce… così senza senso, dovevo rinunciare a una cosa che mi faceva piacere altrimenti facevo piangere Gesù… Cazzarola ma era sempre a piangere questo Gesù, mai che ridesse una volta, come le Madonne che piangono.

Ricordo che non mi dispiaceva la madonna di Lourdes, anche perché era una delle poche che non piangeva, non aveva preannunciato catastrofi, ed era stata rispettosa nei confronti di Bernadette (prendiamo la storia con le molle) a parte dirle che l’acqua della fonte non era per lei… ma non era come la Madonna di Fatima che aveva mostrato crudeltà verso dei bambini.

WR: Dopo tutto questo percorso hai mai sentito la necessità di avvicinarti ad un altro credo, un’altra fede?

LF: Un’altra fede no. Quando ho incontrato la figura del Budda mi è piaciuta, ma anche lì con tutti i forse che stanno intorno a tutte queste figure. Però non ne ho mai avute altre. Forse mi era bastata quella che mi era stata imposta.

Anche quando è scoppiato il fenomeno New Age, per molti è diventata una fede, io l’ho seguito per un po’, ma successivamente ne ho fatto una grossa scrematura.

Io ho insegnato per anni tecniche energetiche e tutt’ora le insegno, però restando sempre con i piedi per terra. Quando mi sono avvicinata a questa spiritualità alternativa, per fortuna non ne sono mai più riuscita a farne una fede.

Io credo a quello che mi convince, credo nel senso italiano letterale del termine, non riferito ad un contesto religioso o ad altro, deve risuonarmi bene dentro.

Sono disposta a ricredermi ed ammettere il mio sbaglio se noto degli elementi che non mi convincono.

Per cui io non ho mai più aderito a nessun credo, ma penso di essere stata ampiamente vaccinata.

Difatti mi fa sempre specie quando incontro persone che cadono semplicemente dalla padella alla brace. Notavo che quando insegnavo regolarmente reiki, c’erano persone che anche nelle tecniche olistiche cercavano una stampella spirituale, psicologica, ma con me trovavano duro. Loro avevano bisogno di un guru, cosa che io non ho mai voluto essere, perché ho combattuto e continuo a combattere i guru di un’altra setta (la chiesa cattolica).

In questo periodo c’è un proliferare di sette, dietro al reiki stesso ci sono, ma non faccio i nomi per evitare querele, ci sono un paio di importanti scuole che sono delle vere e proprie sette.

Ma ci sono anche sette che si nascondono dietro l’etichetta del buddismo, ed in altre discipline, ma questo perché ci sono persone che hanno bisogno di tutto ciò.

Forse è un percorso che alcune persone devono affrontare, ci vuole anche chi gli dia la possibilità di svegliarsi. Fortunatamente esiste il libero arbitrio e quindi se vogliono continuare a farsi raggirare, vedano loro.

E’ un pezzo che ho smesso di voler salvare il mondo.

WR: Cosa ne pensi del lavoro su di sè?

LF: Il lavoro su di sè è la cosa più dolorosa che si possa fare perché per superare tutti i condizionamenti che hanno provocato delle ferite, dei problemi seri, bisogna ripassarci dentro.

E’ per questo che molte persone a parole vorrebbero fare il lavoro su di sè per liberarsi dai condizionamenti e, dai micro, macro traumi ma poi si fermano quando gli indichi la via, perché è difficile e doloroso, ed io lo posso dire con cognizione di causa perché si ripassa nell’inferno. Ma se si ha il coraggio di affrontarlo, se ne esce.

Il lavoro su di sè lo puoi fare solo da solo, c’è qualcuno che ti può indicare gli strumenti da utilizzare, però quando lo strumento diventa settario, diventa una dipendenza dal coach e purtroppo succede sovente.

Io ho imparato una cosa, non si può aiutare nessuno che non voglia essere aiutato, conosco molte persone che hanno frequentato queste realtà religiose, o laiche,  Orientali, di occidentali: alcune le hanno frequentate per un periodo e poi le hanno abbandonate, ma molte altre ne sono state prese in mezzo.

Di queste sette ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche, ora vanno di moda quelle esoteriche, insomma se c’è tanta offerta è perché c’è tanta domanda.

Comprendo che sia difficile non avere più nessuna entità superiore di riferimento a cui attribuire la responsabilità se la nostra vita va male o alla  quale rivolgersi per chiedere una soluzione ai propri problemi aspettando il miracolo, per cui ora si attende tale soluzione dal coach o dal guru.

E vorrei ricordare che il senso di colpa è alla base di queste realtà, anche solo quello di rimproverarti di non fare niente per te stesso. Purtroppo questo è lo stesso senso di colpa che da più di 2000 anni instillano in noi.

WR: Purtroppo pur non essendo credenti questo senso di colpa lo proviamo anche noi, ormai è entrato a far parte della nostra cultura.

LF: Certo io nel 1996 seguì un corso, per curiosità, uno di quei corsi tipo “Migliora te stesso”, durò 4 giorni, ed io che allora pensavo di essere già libera da tutta una serie di condizionamenti cattolici, ne scoprii molti altri!

E risiedevano tutti nei miei pensieri, pur non riferendomi più a Gesù o alla Madonna , era il mio pensare nella vita quotidiana, che era ancora condizionato dall’educazione cattolica che avevo ricevuto.

Io mi sposai in chiesa nel 1976, avevo 24 anni e feci battezzare mia figlia, perché se non lo avessi fatto mia madre mi avrebbe diseredata (cosa che ha fatto dopo).

Anche la famiglia di mio marito pur non essendo cattolica praticante, non avrebbe mai accettato una scelta controcorrente come quella di non battezzare la loro nipote, e con mio suocero non è che si potesse dialogare, era una persona un po’ difficile.

I condizionamenti sono talmente radicati che anche in famiglie come quella dei miei suoceri, non praticanti, nonn era contemplata l’eventualità di non battezzarsi.

Mia figlia da piccola frequentava anche gli scout e si divertiva perché a parte l’immancabile messa della domenica, non erano estremisti. Ma quando stava con mia madre la povera stella… beh, li è tutto un’altra faccenda.

Fortunatamente mia figlia faceva come facevo io quando avevo 14 anni, mia madre mi mandava a messa ma non ci andavo.

Eravamo un gruppo di 4/5 amiche e solo una a turno ci andava perché dovevamo sapere cosa era successo, non potevamo tornare a casa e non raccontare la messa (risata). Così le altre andavano nel frattempo alla gelateria Testa che si trovava in Corso Re Umberto.

Finita la messa, arrivava l’incaricata e se ci diceva che  tutto si era svolto regolarmente, altrimenti ci raccontava quello che era successo e quindi tornavamo a casa felici e contente, mia madre non mi beccò mai!

Mia figlia ha seguito le mie orme, ad un certo punto le ho detto “fatti furba” (risata) e quindi io sapevo che non andava, mentre mia madre non lo ha mai saputo.

Quando arrivò il momento della Cresima di mia figlia, io facevo finta di niente, ma mia zia, la sorella di mia madre che era uguale a lei, tirò fuori la storia della Cresima, era una goccia che martellava, e mia figlia le rispose “fai cosa vuoi ma non mi coinvolgere.Occupatene tu, dimmi ora e luogo ed io mi presento in chiesa”, e così fece la cresima all’età di 15 o 16 anni, questo perché BISOGNAVA  farla.

WR: A tal proposito ti volevo porre una domanda sul battesimo. Tu hai scritto che il battesimo imprime un marchio di proprietà, secondo te questo atto, siccome coinvolge il sesto chakra, quello del terzo occhio, ha un valore energetico?

LF: E’ la campagna di tesseramento della chiesa cattolica e fortunatamente come viene eseguito ora non ha più un valore.

Il Battesimo è una cerimonia di iniziazione e come tutte le cerimonie di iniziazione ha una valenza energetica, ma non ora.

Adesso li battezzano con l’idrante (risata), solo alcuni fanno ancora un battesimo in modo tradizionale, però sono state cambiate le formule.

Il battesimo per quel poco che posso aver capito è l’attivazione, l’iniziazione alla manifestazione Cristica, che non ha niente a che fare con la figura di quel tizio di nome Giosuè che forse è stato crocifisso,

Avrebbe avuto la valenza di un’apertura a dei canali energetici, questo è quello che mi è parso di capire vedendo battezzare dei bambini, che però poi ha perso.

Comunque ora è diventata solo una campagna tesseramento, ma c’è un’altra questione, dal momento che si fa su esseri inconsapevoli è chiaro che non ha valenza, perché un’iniziazione presuppone la consapevolezza.

WR: Bene quindi siamo salvi

LF: Ci siamo salvati tutti!

WR: Come ci si può sbattezzare?

LF: E’ la cosa più semplice del mondo, si scarica il modulo dal sito del U.A.A.R. (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalistici ), si compila, si allega la fotocopia del documento di identità, e si invia la raccomandata al parroco della parrocchia in cui si è stati battezzati.

Se non la si conosce, si indirizza la richiesta alla curia io non la conoscevo perché mia madre era già morta, infatti (allora si usava essere battezzati in clinica, perché non potevi uscire se non eri stata battezzata… salvo dichiarazione dei genitori, obbligati a firmare una specie di liberatoria contro i rischi del peccato originale!) (il famoso limbo che ora non c’è più); non avendo dimestichezza con le parrocchie, io ho spedito la raccomandata in Curia e nel giro di 10 giorni mi è arrivato lo sbattezzo.

Comunque il tizio (il monsignore che ha firmato il documento) mi ha assicurato che avrebbe pregato per me!

WR: Qual è la reliquia più macabra, assurda che tu abbia mai scoperto?

LF: Ve ne è una lunga lista, parti di Santi, dita, a parte i 12, 18 prepuzi di Gesù che sono in giro per il mondo, posso dirti l’ultima che ho visto, la lingua di Sant’Antonio da Padova, oppure la testa di Caterina da Siena, ma l’elenco potrebbe continuare.

WR: Una delle ultime domande. Se Laura Fezia non avesse fatto la scrittrice, che cosa avrebbe fatto?

LF: La serial killer (risata collettiva), per l’educazione che ho ricevuto potevo diventare suora, serial killer o quello che sono, ma credo proprio che con l’educazione che ho ricevuto… Sì proprio sì.

WR: Una curiosità, se Papa Giovanni XXIII è stato il Papa buono, gli altri cosa sono stati?

LF: Beh… un po’ di ombre ci sono anche su Giovanni XXXIII (risata), dunque… ce ne sono stati di francamente criminali che oltretutto sono stati santificati ed altri criminali che non sono stati santificati.

Il buono si riferisce chiaramente all’impatto che il Papa ha sul gregge di pecorelle, uno che è stato santificato è San Pio X.

San Pio X ha fatto tanti di quei danni, però era una persona dimessa che faceva della beneficenza, Don Sturzo lo chiamava il parroco di campagna erroneamente salito al soglio Pietrino e non lo poteva vedere, ed è stato uno dei papi recenti che ha messo più freni alla ricerca nel campo teologico.

Con l’emanazione dell’enciclica Pascendi Dominicis Greci vietava la ricerca sui testi sacri se non a

persone autorizzate. Gli insegnanti di teologia dovevano essere scelti in modo accurato.

Un’altra curiosità riguardo alla storia dei papi è che in tutta la storia della chiesa, mettendo da parte i primi papi della chiesa che sono figure leggendarie, nei 266 papi, 80 sono stati santificati ed ultimamente sono tutti santi ed ora stanno risalendo l’elenco.

Hanno fatto santo anche Paolo VI che è stato un papa opaco, un papa che non ha mai bucato gli schermi della tv perché evidentemente la chiesa ha di nuovo bisogno di eroi e quando si ha questo bisogno è perché si sta cominciando a perdere colpi.

WR: Siccome hai scritto parecchi libri sui misteri di Torino qual è il luogo a cui sei più legata?

LF: Palazzo Madama.

Palazzo Madama

WR: Perchè?

LF: Non so, mi sento a casa mia, anche se ci sono molti altri luoghi ai quali sono legata, Palazzo Madama ha una storia di 2000 anni e mi affascina veramente, se penso ai millenni che ci sono in quel palazzo, e sarà che a me i luoghi di questo tipo mi trasmettono molto e mi emozionano.

Mi emoziona meno Palazzo Reale, forse perché a differenza di Palazzo Madama che è stato rimaneggiato aggiungendo pezzi, Palazzo reale è stato rimaneggiato radicalmente.

Nonostante ciò mi piacciono le cucine, l’appartamento, quando è aperto alle visite, perché purtroppo la Torino turistica non è ben organizzata, ogni tanto chiudono i luoghi.

Forse mi piace perché è legato a uno dei personaggi che mi piace di più che è Vittorio Amedeo II, era l’appartamento creato per il primogenito anche se adesso si chiama l’appartamento della Regina Elena perché probabilmente è stata l’ultima inquilina.

L’ultimo libro che ho scritto è interamente sui Savoia, che sono abbastanza vituperati, giustamente da un certo punto in avanti, ma i Savoia da Emanuele Filiberto fino a Vittorio Amedeo II hanno fatto tanto per Torino, dopo c’è ancora stato Carlo Emanuele III, poi sono arrivati personaggi inetti, personaggi estremamente religiosi come Carlo Emanuele IV, che invece di contrastare Napoleone, pregava il signore ed ha di fatto spalancato le porte del Piemonte e di Torino a Napoleone, con tutti i danni che ne sono conseguiti.

Però Palazzo Madama rimane il mio preferito proprio per i millenni che si percepiscono.

WR: Per quanto riguarda invece la tua collaborazione col Gruppo Uno Editori state cambiando la storia, la senti come una responsabilità, come un impegno?

LF: Beh ci proviamo!

E’ sicuramente un impegno, mi ricordo quando ho conosciuto Eusebio Prabhat contestualmente a Mauro Biglino, quando abbiamo partecipato insieme a Rebus, una trasmissione di Odeon Tv.

Mauro aveva appena pubblicato il suo primo libro per Uno Editori che allora si chiamava ancora Infinito Record e lì è nata la nostra amicizia.

Ma io scrivevo di altri argomenti, ho pubblicato 18 libri, successivamente ci siamo ricontattati ed è nata la collaborazione.

A parer mio le cose vanno rivelate, poi chi ha voglia di aderire o quantomeno di interessarsi o ha la voglia di conoscere un’altra versione della storia è il benvenuto.

Chi non ha questa voglia… potrebbe rivolgere il suo sguardo altrove ed è pregato di non venire ad insultare su Facebook (risata).

WR: Ogni tanto leggiamo i commenti anche sul profilo di Giuseppe Verdi

LF: Sì lui risponde ancora, io non rispondo più alle provocazioni, rispondo solo quando posso rispondere con una battuta perché tanto… non ne trovo l’utilità.

Il peggior dispetto che si può fare a codesti personaggi è l’indifferenza, invece assisto a discussioni infinite che vanno avanti ad insulti reciproci e non voglio perdere tempo in questo modo.

Un’altra cosa che mi diverte molto e mi chiedo perché personaggi devoti siano sul mio profilo, ma andassero nel profilo “della luce di Maria” ( risata), forse mi vogliono convertire.

Sull’ultimo post che ho scritto riguardante Pietro e Paolo, si è scatenato un enorme vespaio. Due persone hanno detto che pregano per me ed io gli ho risposto “Scusate ma io non vi ho delegato la mia salvezza”, anche se li ringrazio, sarebbe sicuramente peggio un pugno sul naso.

Io vado a periodi ed ora sto muovendo guerra a tutti quelli che vogliono convertire le persone a tutti i costi, ma mi viene da chiedere loro “Ma ti ho delegato la salvezza della mia anima, posto che come dici tu io ne abbia una?”

Questo si chiama stalking.

Io posso capire la presunzione di avere la verità, ma perché devi imporla a tutti i costi agli altri?

WR: Spesso si dice che a livello psicologico le persone che vogliono convertirti o convincerti, siano in realtà alla ricerca di una conferma.

LF: Sicuramente, per quale motivo i credenti si offendono? Per quale motivo non bisogna urtare la loro suscettibilità? Per quale motivo non vogliono nemmeno ascoltare?

Io me ne sono resa conto con mia madre, se gli si insinuasse anche solo una frazione di dubbio, gli crollerebbe l’impalcatura della vita.

Quindi li capisco.

Non devi poter pensare e non parliamo della curiosità che è “peccato”.

Mia madre non voleva nemmeno ascoltare, ma neanche 5 parole, per loro non è contemplato, se la tua fede è così salda che ti faresti martirizzare nel circo, perché non vuoi ascoltare una versione alternativa?

WR: Forse è perché è il demonio che ti parla?

LF: Beh… si questo è quello che ti rispondono ma il vero motivo è psicologico. Hanno fondato la loro vita sul credere e se gli togli questo credere gli crolla la vita, il loro è una sorta d’istinto di sopravvivenza.

WR: Ed ecco l’ultima domanda. Siccome abbiamo saputo che sei originaria di Pollone, un paese del Biellese, che ricordi hai e che rapporto hai con questo luogo soprattutto a riguardo del Santuario d’oropa dove è stata posta la famosa madonna nera?

LF: Cominciamo dal Santuario, ho iniziato ad andare a Pollone che ero ancora nel seggiolone e forse quell’anno non mi hanno portato al santuario, ma ci sono andata fino ai 12 anni.

E ogni anno si faceva il pellegrinaggio col pranzo al sacco, a quell’epoca non si usava mangiare al ristorante, si partiva con il panino e la borraccia piena di vino e acqua e mi piaceva, era una gita.

Non mi ricordo il nuovo santuario e non credo di esserci mai entrata, difatti quando ci sono tornata nel 2013 non mi ha trasmesso nulla.

madonna nera -polvere -oropa - biella -fezia-laura fezia
Il presunto miracolo della polvere, è dal 1720 che sul volto della Madonna nera d’Oropa non si posa la polvere.

Per me era una gita, però questa Madonna Nera che era diversa dalle altre mi attizzava la curiosità.

A Pollone vi sono le mie radici, anche se io non sono originaria di Pollone, mio nonno paterno era di Pollone, l’altro ateo di famiglia.

Sono tornata a rivedere la casa di mio nonno, lì ho vissuto i miei più bei ricordi d’infanzia, sono rimasta dispiaciuta nel non ritrovare luoghi dell’epoca che ricordavo.

La Malvina che era la fornaia, adesso rispetto a come era allora è una metropoli (risata)

perché negli anni 50 erano proprio tre case in croce, quello che mi è rimasto di Pollone è l’odore della casa dei miei nonni, un odore particolare che non mi è mai più capitato di risentire, che per me è l’odore della mia infanzia.

WR: Un ultima curiosità. Nonno ateo, papà ateo e mamma integralista cattolica. Come nasce la storia d’amore tra tua mamma e tuo papà?

LF: Oh che bella domanda (risata)! Quando si sono conosciuti mio padre era uno studente in medicina, mia madre invece era un’infermiera al San Giovanni Vecchio. Si sono conosciuti, suppongo si siano innamorati, e poi non c’è niente di meglio per un’integralista cattolica di conoscere un ateo da poter convertire.

Era un’infermiera con la vocazione e quindi … avrà pensato “Io ti salverò”!

Una volta c’era il divieto di mangiare la carne di venerdì, che per me era un giorno di festa perché io non ho mai amato la carne, chiaramente mio padre se ne sbatteva chiaramente l’anima del venerdì per cui per lui c’era la solita bistecca e mia madre per giustificare la sua scelta si era inventata che siccome mio padre faceva un lavoro faticoso, usciva di casa alle 7 e tornava a casa alla sera alle 9, (i medici di allora facevano un altro lavoro rispetto a quelli di oggi!):

“Siccome papà fa un lavoro faticoso allora deve mangiare la carne, ho avuto il permesso da Don Zocco”

Don Zocco era il suo confessore, insomma c’era stata una dispensa speciale per la bistecca del venerdì.

La storia del venerdì era dura, una volta ci portò a casa di amici (me e mio fratello) che non erano praticanti e a pranzo c’era la carne, mia madre ci fece stare a digiuno.

Forse mangiammo per merenda un pezzo di pane che non avesse toccato il prosciutto.

Non c’erano deroghe, solo il mitico Don Zocco poteva dare la dispensa (risata collettiva).

La domenica con mio padre si voleva andare in montagna e si doveva partire presto, così mia madre ci portava a messa alle sei del mattino.

La prima messa alla  crocetta era alle sei del mattino, quando finalmente negli anni sessanta ci fu la pagliacciata della messa valida il sabato sera, dopo le diciotto, perché prima non era valida, tirammo io e mio fratello un sospiro di sollievo. Non dovevamo più fare quelle levatacce alle sei di mattina per andare a messa.

WR: Tuo fratello è cattolico?

LF: No mio fratello non è cattolico, è meno incazzato di me perché essendo maschio ne ha subite di meno, certo le preghiere erano divise equamente, ma per lui non c’è stata santa Maria Goretti quindi il bacio non era così pericoloso anche se si doveva fare comunque attenzione.

Insomma è stato meno tartassato… ma lo è stato anche lui.

Richard Stems e Irene Belloni ringraziano la scrittrice e ricercatrice Laura Fezia per la disponibilità e accoglienza.

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2 Replies to “La Laura Fezia che non ti aspetti (O quasi…)- intervista a Laura Fezia”

  1. Le conferenze di Laura Fezia al CTA102 sono sempre in testa alla mia playlist. E’ una scrittrice di rara cultura e competenza, e i suoi libri meritano il doppio del successo che fin’ora hanno avuto.

  2. carissima Laura F E Z I A.
    ho osservato la tua intervista da una giornalista.
    Sono d’accordo con te, nonostante che io sono gran parte di religione.
    Essere di religione, non fa male; ma essere presi per i fondelli, fa molto male.
    Sono venuto a conoscenza, di una realtà che se te la racconto, rimani senza
    parole; di cui ti fai subito, l’espressione ” lo vedi che ho ragione io?” per
    tanto i signori preti bisogna castrarli, e mandarli tutti a fargli fare i clisteri.
    Vorrei mandarti una lettera, con tutto il plico di quello che sono venuto,
    a conoscenza.
    Sicuramente ti farai subito la tua curiosità, di contattare l’autore, di questo episodio.
    Per capire tutto, devi farti la pazienza di conoscere il plico che io desidero, mandarti.
    Sono certo che non ti freni, dalla voglia di approfondire, su il tema che
    io stesso, ho conosciuto, e mi ha cambiato diverse cose.
    Quello che praticamente, da non credere la falsità dei preti.
    Avere amore per la religione, e: essere per lo spirito SANTO, è una cosa
    meravigliosa, ma essere presi per il culo, dai preti; la cosa non è accettata.
    Io ora conoscendo le verità nascoste; nelle chiese, non ci vado più per niente.
    Salutoni

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