La Via Iniziatica di Rosazza – Rosazza esoterica parte tre (video)


#EsoTurismo, #WrVideo, Biellese esoterico, simbologia, Uncategorized / lunedì, novembre 27th, 2017
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La Via Iniziatica di Rosazza

Per scoprire se un luogo è stato costruito con un intento esoterico, occorre osservare la presenza dei simboli che comunicano per mezzo dell’intuizione. Avvicinarsi al mondo dei simboli implica l’ascolto di se stessi e la capacità di farsi da tramite di un antico sapere iniziatico.

In Valle Cervo, in provincia di Biella, esiste un luogo che fa da tramite tra il mondo materiale e il mondo spirituale, costellato da innumerevoli simboli. Coloro che edificarono Rosazza, Federico Rosazza Pistolet, massone e senatore del Regno e Giuseppe Maffei, architetto e spiritista, occultarono, per mezzo dei simboli, un sapere che conteneva al suo interno dottrine segrete e messaggi relativi alla realizzazione di un Sé spirituale.

Adiacente alla chiesa, si trova una via, chiamata Via Pulchra, una via bella, sapiente, che porta colui che vi cammina lungo un percorso dove il dolore e la sofferenza vengono rappresentati per mezzo dei passaggi su una scala a pioli, la fioritura, e la trasformazione dell’uomo in una stella a 5 punte.

 

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Anche chiamata stella dell’iniziazione e stella fiammeggiante, si tratta di un segno positivo e benefico, simbolo del genio umano e di un principio di evoluzione cosmica a cui deve aspirare l’umanità.

Nell’Antico Egitto essa rappresentava Horus, figlio di Iside e Osiride, una della divinità tutelari più importanti della religione egizia, il cui culto incarnava entrambi i principi del maschile e del femminile, creando quel substrato religioso che caratterizzò le più grandi civiltà.

Al termine del viaggio iniziatico compaiono altri due simboli: la svastica e l’occhio onniveggente.

Nonostante vi sia chi abbia accostato questa chiesa-tempio al Nazismo, è altamente improbabile siccome è stata edificata nel 1880. Per comprendere il motivo che spinse i due a porre questo simbolo al termine della via è determinato dal significato originario che rimanda al moto del sole e dell’universo.

Il simbolo appare sin dal Neolitico ed esistono vari reperti dai luoghi più disparati quali l’Iran, il Caucaso, la Russia, Pompei, Paestum ed è stato rinvenuto nei mosaici di Ravenna e nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

Anche nel Buddhismo appare nelle statue rappresentanti Buddha, all’altezza del cuore, a rappresentazione dell’amore infinito e compassionevole e nell’Induismo per indicare il sole, emblema di Visnu.

Infine, l’ultimo simbolo posto sotto alla stella a cinque punte è l’occhio onnisciente, l’occhio che tutto vede, presente sin dalla religione egizia, così come nel Buddhismo e nell’Induismo.

Inoltre vista la sua importanza quale organo di senso, si trova nella mano di Fatima in Medio Oriente, e in Grecia e Turchia, fatto di vetro blu. Divenuto poi l’immagine della trinità cristiana nell’iconografia medievale e rinascimentale, l’occhio della provvidenza compare infine nell’iconografia massonica nel 1797 con la pubblicazione del Freemasons Monitor di Thomas Smith Webb.

Ma se consideriamo il suo collegamento con il sesto chakra Ajna, che si trova sopra la radice del naso, dove si trova il talamo, le ghiandole pienale e pituataria, intuiamo che la visione superiore svelata dal simbolo può essere relativa ad un passaggio che ognuno di noi può compiere, il quale implica raggiungere una visione chiara del reale, liberandosi dagli attaccamenti e risvegliandosi alla propria essenza.

E forse tale via non risiede dunque già dentro di noi?

Irene Belloni

 

 

 

 

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